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sabato 5 marzo 2011

Recensione apparsa su: http://www.lankelot.eu/


Enrico Astolfi, scrittore ferrarese classe 1976, accidentalmente originario di Magenta, alle spalle esperienze professionali tra Roma e l'Uruguay, ha esordito in narrativa pubblicando questa raccolta di quattro racconti, “Palude”, per una piccola e dignitosa libreria-casa editrice della sua città, Ferrara, La Carmelina. Secondo il suo concittadino e sodale Lorenzo Mazzoni, prefatore, in questo libro “Enrico lascia poco spazio al cambiamento. È consapevole che al di là di certi elementi surreali quello che racconta è fin troppo reale per essere stravolto. Ma nonostante tutto ama la città dov'è cresciuto. C'è una sorta di malinconica tenerezza nel raccontarla, uno stato d'animo che solo il nativo di queste afose terre può riuscure a creare e a donare: la palude è dei paludari. […]. Astolfi è riuscito, con semplice e invidiabile bravura, a dare una ventata di dignità all'ambiente malsano e statico di Ferrara”. Ambiente in cui, pare di capire, c'è qualcosa che resisterà a oltranza alle istanze più tenaci e radicali della globalizzazione e a tutti i cambiamenti, e a ogni modernizzazione: per Mazzoni è l'odore della palude, un odore che può piacere soltanto a chi è nato e cresciuto da quelle parti. Prendiamo nota.

Com'è Astolfi scrittore? Cominciamo col dire che Astolfi ha una buona sensibilità popolare. È uno che vuole raccontare la vita in provincia e la cultura della vita di provincia e non ha paura di cadere nei clichè. Astolfi sembra essersi nutrito della lentezza, del grigiore, della prevedibilità e della grettezza che fiacca e opprime chi proprio non resiste a certi guasti della vita di provincia: e anzi sembra aver studiato certe dinamiche, e certi stati d'animo, non sembra soltanto essersene nutrito. Il risultato sta in questi quattro racconti, non sempre efficacemente intrecciati – d'altra parte non ce n'era nessun bisogno –, d'argomento vario e d'ambientazione assolutamente cittadina. Nel secondo pezzo, probabilmente il più ispirato, Astolfi racconta “Le dimensioni della mediocrità” accompagnandoci nella vita di un piccolo borghese, Mario.
Così: “La solitudine, il volume della solitudine, la consistenza del tempo, il suo vivere, la casa, gli danno tristezza, sgomento e paura. Fra queste sensazioni prende forma la sua congenita necessità di essere un cittadino nella città, un gregario che ha forza e rifugio soltanto nel numero” (p. 43). Mario è uno che per anni ha lottato per rimanere anonimo, badando a vivere per il lavoro e per il lavoro soltanto, a essere produttivo, a evitare di assecondare la fantasia e l'immaginazione. A Mario non sono mai piaciute le novità, e in generale non è mai piaciuto ciò che è improvviso e inaspettato. Ma adesso sta per andare incontro a una promozione. La promozione diventa ragione di meditazione sulle cose della vita. Mario crede di doversi impegnare perché tutto rimanga così com'è: “perché i cambiamenti sono inutili. Il sistema funziona, lui funziona, le istituzioni funzionano, per questo l'hanno promosso, gli hanno dato il suo spazio. Lui e tanti altri come lui” (p. 55). Astolfi ci ricorda che la mediocrità esercita professioni di tutto rispetto, e spesso assume cariche e ruoli assolutamente notevoli. E incide profondamente nelle nostre vite. Vero. Tutto sta nel saper nascondere le misure della propria mediocrità, scopre Mario. Non male.
Nel primo racconto, il più melodrammatico, Astolfi racconta invece la solitudine gelida di un vecchio, Giuanin, che ha deciso di ammazzarsi, e ha deciso di ammazzarsi rispettando, chiaramente, una certa ritualità. L'ha deciso quando, “dopo essersi pettinato, sistemato per benino la giacca, allacciato le scarpe e infilato il berrettino, ha aperto la porta di casa deciso a uscire. E invece non ha mosso un passo, è rimasto lì imbambolato, immobile con la maniglia ancora in mano. Dove vado? Si è chiesto” (p. 17). Già, dove va? È da una vita che non ha più voglia di uscire, e non sa dove andare. Tutti i suoi vecchi amici ferraresi se ne sono andati, hanno venduto casa e si sono trasferiti. Dalle sue parti, in città, sono arrivate parecchie diverse comunità straniere, e le vecchie abitudini e i vecchi circuiti sono spariti.
Nel racconto, Giuanin si ritrova a essere salvato, poco prima di prendere congedo dalla vecchia palude, da una visita a sorpresa d'una cittadina moldava, che capisce per bene come stanno andando le cose e uscendo di casa, dopo un pranzo a dir poco fuori dai programmi, si porta via con sé la sua pistola. L'epilogo è salvifico per Giuanin – meno per la moldava. Astolfi ci suggerisce, naturalmente, che la coesistenza tra diverse etnie e diverse culture è una possibilità di arricchimento e di salvezza. Rischia d'essere eccessivamente didascalico, evita di piombare nella didascalia proprio rappresentando con credibilità il malessere del vecio: lo fa senza artifici e senza lezioncine ideologiche.
Il quarto pezzo, infine, “Anni Novanta. Vecchi ultras” è un'incursione nell'alienazione di chi finisce per vivere il calcio come una malattia e come un'ossessione per non ammettere che di certe cose, nella sua città (piccola o grande che sia), non ne può davvero più. Un gruppo di ultras della vecchia Spal di Ferrara, squadra che si ritrova da un pezzo tra serie C e serie B, viene rappresentato nel momento tragicomico del delirio ultraviolento e insensato figlio della delusione per una sconfitta. Potrebbero essere gli ultras della Triestina (mannaggia) o del Padova, cambierebbe poco davvero. Il racconto in questione tornerà comodo ai sociologi tra una manciata d'anni.
**
Ciò che promette, in questa opera prima, è la buona fedeltà al territorio, è una certa semplicità – che significa assoluta estraneità alle pretese – e una discreta capacità di prendersi gioco delle cose che non vanno in provincia senza cattiveria, e senza ferocia. Tecnicamente siamo dalle parti degli sketch e dei bozzetti, degli esercizi di stile: ma con piena consapevolezza, mi sembra, e nessuna voglia di spacciare i propri racconti per ciò che non sono. Per dire, per un romanzo. Cosa che “Palude”, assolutamente, non è. Respiro troppo corto, in questo senso: ma s'intravedono, questo sì, ambizioni mosaicali. Curiose.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Enrico Astolfi (Magenta, Milano 1976), ferrarese d'adozione, recentemente romanizzato. Scrittore, sceneggiatore e film-maker italiano.
Enrico Astolfi, “Palude”, La Carmelina, Ferrara, 2008. Prefazione di Lorenzo Mazzoni. In copertina, un disegno di Andrea Amaducci. ISBN 9788890330032
Approfondimento in rete: blog di ASTOLFI / okkio / Sugarpulp / scritturainforma / bookland / linea bn /
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2011.
ISBN/EAN:
9788890330032

lunedì 10 maggio 2010

Recensione


Eccoli Pasquino, Brunello, il partigiano Saverio e Federico, eccoli inciam­pare bruscamente sulla fine del vecchio mondo, eccoli rantolare sgomenti sul ciglio di una nuova vita. Vuoti, collerici, dannati, illusi sognatori attanagliati dall’aria tersa, dalla consapevolezza che il sipario si sta chiudendo rapida­mente. Senza sole, ebbri d’aria bruciata, rimasti senza spettacolo, sballottati al suolo, sporchi di sangue, si leccano le ferite piagnucolando.
E adesso?
Adesso il vecchio mondo si è sgretolato, è arrivato al capolinea.
Che un giorno sarebbe successo lo sapevamo tutti.

Immaginatevi la fine del mondo. Immaginatevi che arrivi portando con sè cascate d’acqua che sommergono tutto, lasciando emergere come isole solo alcune città come Bologna e Ferrara, poche terre emerse popolate da sparuti soparvvissuti. Questo è lo scenario e non di un libro di fantascienza più che altro è l’inizio di una favola colorata, scanzonata, irriverente che ha per protagonista assoluto non un personaggio umano ma un misterioso uccello, il Tocororo, un uccello sacro, simbolo di Cuba che per uno strano accadimento si trova a volteggiare nei cieli di Ferrara. Il vecchio mondo con tutti i suoi errori e orrori ormai è finito e sfolgorante inizia l’alba di un nuovo mondo e cosa meglio di una missione, di un’ odissea moderna ci può portare da Ferrara a Cuba a bordo di una zattera guidata da Federico e Pasquino per riportare il misterioso Tocororo nel suo abitat naturale in un simbolico abbraccio che riunisce i popoli, che riunisce il nord e il sud del mondo non più divisi dalle barriere dell’ingiustizia, dello sfruttamento. Nel loro avventuroso viaggio Federico e Pasquino novelli Ulisse incontreranno personaggi bizzarri, pirati, mercenari, amazzoni guerriere, cannibali, tutti seriamente decisi a combattere per sopravvivere, e porteranno a termine la loro missione scoprendo anche il mistero legato al variopinto pennuto. La ballata del Tocororo è un libro divertente, sguaiato, allegro che contiene un messaggio di libertà, di speranza, di pace e di amore. Più che un romanzo dicevo è una favola, in cui la fantasia degli autori spazia senza confini, portandoci in luoghi inesplorati, in dimensioni oniriche estreme e buffe dandoci la netta sensazione che un mondo diverso si può concepire, si può idealizzare, perché i confini angusti in cui viviamo si sgretolano e si dissolvono se lasciamo che la fantasia vada al potere. Il bene e il male saranno sempre destinati a scontrarsi ma il bene ha una carta in più e la scoprirete leggendo questo bizzarro e anarchico libro.

Rassegna Stampa

Personalmente, sono sempre stato attratto da luoghi come Ferrara. Una città piccola, con un centro storico schietto e facilmente attraversabile a piedi o in bicicletta, eppure abbagliata dalle luci dell’enorme polo chimico a così breve distanza dall’abitato. Una facciata che nasconde in realtà un lato nascosto, dunque. Qualcosa di buio, di misterioso, che merita di essere raccontato. E questo è proprio ciò che fa l’Astolfi nel suo primo lavoro, edito dalla piccola ma brillante La Carmelina: utilizzare la periferia, i suoi due “grattacieli” e i vicoli stretti del centro come ambientazione per una serie di racconti inanellati fra loro, che rivelano proprio questa “dark side”, tra pensionati stanchi della vita che meditano il suicidio (Giuanin), badanti moldave in cerca di vendetta e ultras della Spal dediti al teppismo. Ogni storia si incastra in quella successiva, creando un piccolo ma tuttavia variegato microcosmo di un’attualità disarmante, in cui potremmo estensivamente e senza fatica riconoscere tutto il nostro Nordest.

Marco Meneghetti da: http://www.sugarpulp.it/critica/libri/palude

domenica 15 marzo 2009

Recensione

Autore: Astolfi Enrico
Editore: La Carmelina
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8890330031
ISBN-13: 9788890330032
Pagine: 138

Palude è il brillante romanzo di Enrico Astolfi ambientato a Ferrara e nell’idea del ristagnare di situazioni sempre uguali a se stesse, e delle condizioni atmosferiche nella provincia minima italiana. Il testo si può leggere come un romanzo ma anche come una serie di racconti autonomi, tant’è che se iniziassimo dal terzo capitolo piuttosto che dall’ultimo, non troveremmo problemi nel discernimento della storia, anche se Palude ha a suo modo una certa circolarità. I racconti che animano il libro ci espongono situazioni diverse ma parallele, vite intrecciate da una comunanza che non è solo data dalla territorialità limitante (ma poi veramente limitante?), storie scandite stilisticamente in modi molto differenti tra loro - partendo in sordina e finendo in sordina, ma serbando nel mezzo, tra il principio e la fine, il meglio del senno narrativo di un Astolfi autentico e profondo.

L’Autore ha una mano ferma e pacata - e a maggior ragione più brava nel rendere l’idea di catatonica immobilità di un piccolo universo nell’universo, in cui figuri monotoni e stolti si muovono al rallentatore conducendo vite appesantite dalla nebbia. Mediocrità, noia, violenza gratuita, spacciatori di droga, tifo violento, parabole destinate a perdersi e infrangersi. Su tutti però si staglia la storia di Clara e Mimmo, ed è qui che l’Autore ci concede uno spiraglio di sole; lì dove le gonne di Clara si sollevano alle brezze leggere e le parole che Mimmo rivolge all’amata/odiata amica/amante/confidente sono scritte col fuoco anche quando il tratto è leggero e sognante, addolorato e lacrimevole. L’esempio di una storia d’amore che rischiara i cieli villani e tronfi di una località in cui la nebbia tutto affoga e la mediocrità si fa partito. La poetica di Astolfi si dipana qui, dirompente, alle volte scostumata ma leggera, scollacciata e spesso candida, ilare, schietta. La leggerezza svagata e franca che si denota nel mezzo espressivo utilizzato, cattura il Lettore in un tenue sguardo d’insieme che sceglie, in luogo dell’imposizione di un punto di vista univoco, l’immediatezza della fotografia dal vero - e se da un lato svela volti senza faccia, dall’altro esalta un quotidiano spesso sciatto ma degno d’esser visto anche nel riflesso di una penna. L’invito di fondo ci appare come un inno all’osservazione delle realtà quotidiane minime, ricche di sogni inespressi, di vite appese, di esistenze in bilico, ricettacoli di storie incredibili e chiaroscuri inestimabili.

Alessandra Di Gregorio

http://scritturainforma.wordpress.com/2009/03/08/palude/

giovedì 26 febbraio 2009

www.taodomichi.org

Strani personaggi si aggirano per Ferrara, città sotto il livello del mare, ovvero… Palude.

A Ferrara, più che una città un paese ingrassato a forza di salamina e cappellacci, si conoscono quasi tutti e le voci girano molto rapide:

“Oh, hai presente Astolfi?“

“Chi Enrico?”

“Ma si dai, quello che fa il… che lavora… si insomma, quello che fa le riprese, i video, quelle robe lì… dai quello…”

“Si si… ho capito…”

“Lui… sai che è andato a stare a Roma e lavora là?”

“Ma va?”

“Si… e ha scritto anche un libro che c’è anche in centro, da Feltrinelli… Palude o una roba del genere…”

Sembra che sia riuscito a tirarsene fuori, Enrico, dalla palude ferrarese.

Eppure, sarà la nostalgia della nebbia, non smette di pensare alla città che lo ha adottato.

É a Ferrara che si muovono i singolari personaggi narrati da Enrico nel libro.

Gli ingredienti della ricetta tipica ferrarese ci sono tutti: la Spal, il grattacielo, il Nord Ovest (un bar che è diventato toponimo)…

Leggendo Palude, i ferraresi si ritroveranno a casa. Gli stranieri avranno l’occasione di conoscere la (mia) città, dal punto di vista di uno che è ha trovato la via d’uscita dalla palude… forse.

Lettura ideale, secondo me, per avvicinarsi a Ferrara prima di un viaggio; per chi vuole conoscere il colore della biancheria intima della città: grigio, naturalmente.

http://www.taodomichi.org/478/palude-enrico-astolfi-ferrara/

sabato 20 settembre 2008

RASSEGNASTAMPA

Dopo alcuni anni di impegno nel settore editoriale, la Carmelina Edizioni di Ferrara ha raccolto, attraverso una serie di iniziative, un gruppo di giovani scrittori ferraresi che rappresentano, senza ombra di dubbio, quanto di meglio la creatività letteraria della nostra cittè offre in chiave di promessa per il futuro.Si tratta di autori che cercano di uscire dai limiti di una scrittura provinciale, non solo geografica, allineandosi ai modi e alle forme della narrativa contemporanea.Per questo motivo il 23 settembre dalle ore 16,30, presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara, la Carmelina Edizioni ha decisodi presentare insieme l’ultima opera di tre dei migliori rappresentanti della nouvelle vague ferrarese.Si comincia con “Inseguendo una tazza di tè verde “ di Giovanni Ricci, romanzo picaresco che racconta , con brio e umorismo, un viaggio di tre giovani di oggi attraverso l’Europa : viaggio dove contano più che altro gli incontri e le avventure, secondo una tradizione giovanilistica che risale a “ On the road” del grande Kerouac.Ricci, che aveva già stampato con la Carmelina “Non è un libro è un film”, si sta sperimentando nel cinema come attore ( di sorprendente fotogenia ) e sceneggiatore col giovane filmaker Francesco Barigozzi. Il volume sarà presentato da con letture a cura di Marco Sgarbi. opo il successo di “Nero ferrarese “, Lorenzo Mazzoni ( che ha già stampato con editori nazionali ) riprende la sua collaborazione con la Carmelina con “ Un tango per Victor “, una poetica storia d’amore , ambientata in una Amsterdam colta dal vero, tra un italo- cileno e una misteriosa argentina. Alla autenticità della storia d’amore il libro aggiunge deliziose caratterizzazioni : valga per tutte quella dello zio del protagonista, sempiterno fan del tanghista Victor Jara e deluso dalla morte naturale di Pinochet che avrebbe voluto uccidere con le sue mani.Fra l’altro Mazzoni ,nel descrivere la capacità del protagonista di assemblare musiche legate alla personalità degli amici, dimostra una notevole cultura di musica moderna.“Un tango per Victor “ si avvale di una brillante prefazione di Roberto Coaloa, critico letterario di “Il sole 24 ore “. Il volume sarà introdotto da Stefania Andreotti,letture a cura dell’attore del Nucleo Andrea amaducci.Stessa presentatrice e stesso letture per “ Palude “, quasi romanzo d’esordio di Enrico Astolfi. Ho parlato di quasi romanzo poiché “ Palude “ è costituito in realtà da quattro racconti in cui personaggi e storie si intrecciano e si sovrappongono.La scrittura di Astolfi si distingue per la sua tendenza alla metafora e al paradosso. Va detto però che la surrealtà di certi episodi non impedisce a “Palude “ di tracciareun profilo corale della nostra città di sorprendente autenticità.

venerdì 22 agosto 2008

RASSEGNASTAMPA

Da Il Mattino di Ferrara - periodico indipendente d'informazione, ANNO 6 - numero 3/4 - 2008, p. 19

Novità ferraresi: l’ultimo romanzo del prolifico Lorenzo Mazzoni e i racconti dell’esordiente Enrico Astolfi
La Carmelina Edizioni della famiglia Felloni continua a incentivare con successo la promozione della giovane narrativa popolare di qualità.

UN TANGO PER VICTOR DI LORENZO MAZZONI (La Carmelina Edizioni, pp. 159, euro 10; prefazione di Roberto Coaloa). Lo ritengo il miglior romanzo scritto da un giovane ferrarese negli ultimi anni, a pari merito con Ciao John di Alex Giatti. Quinta prova narrativa del 33enne Lorenzo Mazzoni – anima ironica e cosmopolita, scrittore e viaggiatore che sa promuoversi a miglia di distanza dalle muffe letterarie & ippogrifi senza talento delle nostre province, voce combattiva come una canzone di Victor Jara –, questo libro racconta una candida storia d’amore romanticamente, carnalmente bruciata in una sola settimana a passo di Gardel & Velvet Underground. Il protagonista, Denil, è un ragazzo di origini italo-cilene che lavora in un coffee shop di Amsterdam e nutre un amore per la musica così simbiotico e quotidiano da saper leggere – romanticissimo DJ fuori dal tempo – lo stato d’animo delle persone e compilare, nell’era glaciale dell’mp3, mu-si-cas-set-te su misura ogniqualvolta avverte il bisogno di far star meglio il prossimo. In maravillosa compagnia di improvvisati saccopelisti estivi, drag-queen iscritte a Teologia, fumatori di marijuana eticamente corretti, erculei marinai di colore che leggono Agatha Christie, donne che giocano a portarsi a letto un uomo per ciascuna lettera dell’alfabeto, e sanguigni zii che suonano con la chitarra canzoni di protesta cilene e che hanno avuto per anni la fissazione d’ideare il piano perfetto per uccidere il dittatore Pinochet, ecco irrompere all’improvviso, nella vita arcitranquilla di Denil, una <> il cui corpo sprizza da tutti i pori una pacata ed estraniante energia sensuale. Questa donna misteriosa abita in una casa galleggiante sui canali della città e insegna ai bambini a volare. Di più non posso svelare, credete… Il solo ulteriore pensiero che mi permetto di aggiungere è che Un tango per Victor è una delle storie d’amore più intense e poetiche che mi sia mai capitato di leggere: ringrazio Lorenzo per averci regalato danzanti parole color sogno che, vibrando come un batticuore lentamente assaporato, c’insegnano almeno due cose: che si può combattere aspettando, e che la vita è eterna in cinque minuti.
Se desiderate ascoltare l’imprescindibile colonna sonora che fa da tappeto al romanzo, potete collegarvi al sito www.lacarmelina.com e contattare l’Editore, che ve la invierà gratuitamente tramite Gigamail.
PALUDE DI ENRICO ASTOLFI (La Carmelina Edizioni, pp. 135, euro 10; disegno di copertina: Andrea Amaducci).
Il libro d’esordio del 31enne Astolfi, ferrarese d’origine e tecnologo audiovisivo a Roma, è un libro di quattro racconti che si legge come un romanzo. Le ultime parole sante di Giuanin, Le dimensioni della mediocrità, La figlia del direttore vs la teoria del cinghiale e Anni 90. Vecchi ultras, sono infatti racconti che, pur diversissimi fra loro per genere e sound, vedono rincorrersi gli stessi personaggi, incastrarsi le stesse situazioni rivelando <>, come pone bene in luce lo stesso Lorenzo Mazzoni nella prefazione. L’autore sceneggia una Ferrara color palude, la riplasma in forma di contenitore pronto ad assorbire tutte le storie e andare a fondo, fermoimmagine di città che, dietro le vele del cambiamento globale e multietnico (<> constata uno dei personaggi), continua a olezzare di muffa. Vale a dire un odore che può piacere solo a chi ci è nato e cresciuto, in questi luoghi così malsani, eppure così magnetici come l’assolo di sax di una ragazza arzigogolata e bellissima. Nei luoghi tipicamente ferraresi che Enrico descrive con maestria (appartamenti del Grattacielo dentro cui badanti moldave ubriache non riescono a pronunciare la parola “cappellacci” e dicono “cappelaski”; l’ex curva Ovest farcita di tifosi <>; il bar Fiorella coi suoi marginali aedi delle quattro di mattina; i sampietrini di Via delle Volte e il bar di Gegio in Piazza Verdi; il ristorante cinese di San Giorgio) aleggia sì un’aria stantia di rassegnazione, ma una rassegnazione che è, paradossalmente, passionale. Ogni anno infatti, dopo la Grande Illusione & Mazzata Finale, noi ferraresi rinnoviamo come l’abbonamento RAI la speranza che il prossimo anno sia finalmente quello buono per uscire dal Pantano, un po’ come la Spal tutte le volte che inizia un nuovo campionato di serie C. Perché la rassegnazione, nel ferrarese nativo, è sempre, in un certo senso, vittoria.
I piccoli, epici, grotteschi fatti della zént di palude, siano essi intimi o corali, pulsano di quella particolare forma di tenerezza mista a malinconia, di odio impastato all’Amore che soltanto un “paludaro” nato da queste terre-d’-acqua può tradurre in parole: e in forza del suo background di studioso di cinema e aspirante sceneggiatore, in forza della sua scrittura visiva e veloce a tratti levitata di surrealismo (come nel secondo, riuscitissimo, racconto il cui protagonista è una specie di Gregor Samsa made in Padania), Astolfi quella forma l’ha espressa benissimo.
Fausto Bassini

giovedì 24 luglio 2008

RASSEGNASTAMPA

Dalla nuova ferrara:
RECENSIONE ENRICO ASTOLFI PALUDE, di ENRICO ASTOLFI, edizioni LA CARMELINA Palude, parola santa, fotografia chiarissima, espressione azzeccata. Enrico Astolfi, nel suo esordio letterario cartaceo suddiviso in quattro racconti, targato La Carmelina (attivissima casa editrice di qualità nonchè accogliente e fornita libreria in via Carmelino 22), è riuscito a raccogliere tutto l' "essere ferrarese" che c'è dentro di noi, tutte le cose belle e tutte quelle meno belle che l'appartenere, volenti o nolenti, a questa città, implica. Il Grattacielo, la Spal, Via Volte, il bar Nord Ovest, i cappellacci, luoghi e attrezzi che tutti i ferraresi conoscono e che padroneggiano, sapientemente mescolati a storie e intrecci di vita vissuta nel mondo e del mondo, vengono fuori Rabat, Foligno, Cuneo, Padova, El Rio de la Plata, viene fuori la in un certo senso nascosta ma sulla via di affermazione facciata cosmopolita di Ferrara, cosmopolita e chiusa allo stesso tempo, una classica situazione in cui la nostra città, paesone grande ma sempre paesone, si trova, si è trovata in passato e si troverà in futuro. L'abilità di Enrico Astolfi nel narrare i rapporti umani, talvolta esileranti talvolta nichilisti, usando come sfondo presente e talvolta ingombrante, Ferrara, è al limite dell'eccezionale. In ogni racconto vari sensi e emozioni vengono stimolati, varie espressioni di arte e sentimenti vengono esposti, si districano abilmente tra le maglie della narrazione, come la delicata poesia di "Le Ultime Parole Sante di Giuanin", la triste surrealtà di "La Dimensione della Mediocrità", lo spaccato di amore, istinto e punti fermi di "La Figlia del Direttore VS La Teoria del Cinghiale" e la trascinante e vissuta realtà (vissuta dall'Autore e anche da chi vi scrive) di "Anni Novanta. Vecchi Ultras", sono esaltanti pietre fondate sul sapere e sulla esperienza di vita, cosa che a Enrico Astolfi di certo non manca. "Palude", di Enrico Astolfi, edizioni La Carmelina (www.lacarmelina.com), un libro che assolutamente non può mancare nella libreria di un ferrarese. DANIELE VECCHI

martedì 22 luglio 2008

RASSEGNASTAMPA

parla con l'autore il giornalista Fausto Bassini

Enrico Astolfi è un giovane scrittore ferrarese che abita a Roma ma è legato da un profondo rapporto di odio-amore per la sua città.
Questo sentimento duplice emerge con chiarezza nel suo volume “ Palude “ ( la Carmelina edizioni 2008 ) che verrà presentato in anteprima venerdì 18 luglio alle ore 21, ne parlerà con l’autore il giornalista Fausto Bassini, presso la Libreria-galleria “ La Carmelina “ di via Carmelino 22.
“ Palude “ è un romanzo costituito da quattro racconti in cui luoghi, personaggi, situazioni si incastrano gli uni negli altri con effetti talora sorprendenti. E’ evidente che Astolfi conosce molto bene una certa Ferrara fine millennio che, quando non è in odor di rivolta ( ti ricordi di quella volta a Padova? ), facilmente finisce per impantanarsi nell’inquadramento del lavoro in ufficio, sottilmente narrato come una affiorante obesità in “ La dimensione della mediocrità “,
oppure , in modo ancor più stilizzato, la metafora dei cinghiali assetati nel terzo racconto, quello in cui la banalità del fatto, la fine inevitabile di una storia d’amore, viene caricata di una più forte intenzione ideologica.
Più realistici il primo ( già apparso in altra versione in “ Schegge di utopia”, la Carmelina edizioni,2007 ) e il quarto racconto in cui sono più percepibili la coralità e il gusto dell’affresco tendente al grottesco e all’ironico
E Giuanin, il simpatico vecchietto protagonista del primo racconto, non a caso riappare nel finale come custode memoriale e in qualche modo storico dei piccoli ed epici fatti della gente della “ palude “.

domenica 20 luglio 2008

Rassegna Stampa



Venerdì 18 luglio 2008 è stato presentato il nuovo libro di Enrico Astolfi presso la libreria La Carmelina.
All'incontro erano presenti oltre l'autore , Fausto Bassini in veste di moderatore ed Andrea Amaducci come lettore dei brani piu significativi.